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Prime Esperienze

Una delusione di palestra


di poeta57
07.11.2025    |    2.923    |    3 9.7
"" E dal finestrino fece un cenno di saluto al ragazzo che con un sorriso le rispose..."
Si incontravano ogni sera, quasi alla stessa ora, nella piccola palestra di quartiere. Quattro persone, quattro storie, un unico spazio condiviso tra sudore, musica e sguardi che duravano un attimo di troppo.

C’erano Luca e Giulia, i “perfetti”. Lui, corpo scolpito da anni di allenamenti e disciplina. Lei, tonica, precisa, con la sicurezza di chi conosce il proprio fascino. Poi c’erano Marco e Elena, due corpi più morbidi, due anime che, dietro qualche chilo di troppo, nascondevano una timidezza fatta di sorrisi rapidi e parole misurate.

Luca e Giulia continuavano a muoversi insieme come due figure perfettamente sincronizzate. Lui, con i pettorali scolpiti sotto la maglietta aderente, le spalle larghe che sembravano definire lo spazio attorno a sé. Lei, gambe lunghe e toniche, passi agili e sicuri, labbra rosate che sorridevano con leggerezza. Si erano messi insieme l'anno prima e si trovavano a scopare una volta la settimana di solito a casa di lei.

Erano scopate selvagge durante le quali la resistenza di entrambi era messa a dura prova. Nel farlo si parlavano poco o per niente. Si dicevano giusto le cose che servivano. Girati, oppure piano che mi fa male, o ancora adesso o di più. Non era un dialogo, ma ordini, come quando erano agli attrezzi in palestra.

Giulia era particolarmente lenta a venire, ma Luca aveva non solo la resistenza adatta, ma anche la capacità di ritrovare il desiderio in poco tempo dopo essere venuto.

Marco ed Elena, invece, vivevano insieme da tempo. Avevano una relazione tutta dialogo ed estrema confidenza reciproca. Quando scopavano, spesso i corpi di Luca e Giulia entravano in camera da letto e né Elena, né Marco erano per questo gelosi. Il fatto che il corpo perfetto di Luca eccitasse Elena a Marco sembrava naturale e che lei sognasse di leccargli i pettorali e giù, giù, la pancia piatta e dura come un asse e più giù ancora fino al pisello eccitava anche Marco, così come Elena doveva ammettere che Giulia avesse un certo fascino, anche se Marco la tranquillizzava ogni volta ricordandole che Giulia non aveva né il seno né il sedere che a lui, Marco, piacevano tanto.

"Chissà quanto ce lo ha grosso?" si era chiesta una volta Elena mentre cenavano una sera di ritorno dalla palestra e Marco aveva risposto: "eccoti il mio!" tirandoselo fuori già duro. E avevano scopato lì in cucina, con lei piegata sul tavolo, in mezzo ai piatti e alle posare e Marco che prendendola a colpi secchi e ripetuti continuava a dirle : "prendi il cazzo di Luca! Lo senti come ti spinge?" fino a quando entrambi erano venuti.

Dimagrendo un po' e dalla relazione stabile con Marco, Elena aveva acquisito una maggiore sicurezza personale. Camminava con una sicurezza nuova, con le curve morbide che finalmente non cercava di nascondere. I suoi occhi luminosi catturavano sguardi senza volerlo, e il suo sorriso — un po’ timido, un po’ sfidante — faceva girare la testa a chiunque la osservasse. Anche Luca, che non era abituato a cercare la bellezza altrui oltre la superficie, sentì il cuore battere più veloce quando la vide allungare le gambe sul tapis roulant, fluida nei movimenti, e i capelli le scivolavano sulle spalle, profumati di shampoo e aria estiva.

Non ci volle molto perché Luca iniziasse a rivolgerle attenzioni sottili, quasi impercettibili: un sorriso più lungo, un braccio che sfiorava il suo durante l’allenamento, domande apparentemente innocenti ma cariche di interesse. Elena arrossì la prima volta che i suoi occhi si posarono su di lei mentre stringeva il manubrio. La tensione tra loro era palpabile, come l’aria calda che sale in palestra nei pomeriggi più pieni di respiro e di corpi.

Giulia osservava tutto con una curiosità silenziosa. Non rabbia, non invidia, ma una nuova scintilla. Elena aveva qualcosa che non si poteva addomesticare: una combinazione di grazia e forza morbida che la faceva sentire viva. E, senza rendersene conto, Giulia si trovò a cercare di attirare la sua attenzione con piccoli gesti — una mano che sfiorava la sua spalla, un sorriso che durava più del solito, una battuta pronunciata per sentire il suono della sua risata.

Marco, dal canto suo, continuava a guardarla con affetto semplice, senza notare le sfumature sensuali che ormai avvolgevano gli altri tre. Elena lo amava per quella calma, ma sentiva crescere in sé una curiosità nuova. Luca era intenso, vivo, presente, e Giulia emanava una dolcezza luminosa che faceva vibrare qualcosa di sconosciuto dentro di lei.

Un pomeriggio, mentre tutti si allenavano, Luca si avvicinò per sistemare la postura di Elena. Il contatto era breve, ma le sue mani sfiorarono la schiena e il lato del busto, lasciando dietro di sé un brivido che la fece rabbrividire. I suoi occhi erano fissi nei suoi, intensi, pieni di un desiderio che non aveva bisogno di parole. Elena distolse lo sguardo, sentendo la pelle più calda del solito, un brivido che le percorreva le braccia fino alle gambe.

Dopo l’allenamento, Luca la invitò a bere qualcosa. Seduti a un tavolino all’aperto, la luce calda del tramonto li avvolgeva. Ogni parola era punteggiata da gesti involontari: Luca che piegava leggermente la testa verso di lei, Elena che accennava a una risata mentre le mani sfioravano il bordo del bicchiere. L’attrazione non era solo visiva, era fisica, una tensione silenziosa che li teneva vicini senza toccarsi davvero.

Giulia, intanto, si avvicinò di soppiatto con un sorriso sottile. «Mi piace come stai cambiando», disse, e c’era qualcosa di più in quella frase, un riconoscimento che trascendeva il semplice complimento. Elena si sentì osservata, desiderata e rispettata allo stesso tempo. Un senso di calore le attraversò il corpo, dalle spalle ai piedi, lasciandole la pelle leggermente arrossata e il cuore più leggero.

Nei giorni successivi, la tensione crebbe: Luca con la sua attenzione intensa, Giulia con la sua dolce curiosità, Marco con la sua calma rassicurante. Elena camminava tra loro come una danza delicata, sentendo il proprio corpo rispondere a stimoli diversi: il calore di uno sguardo, la pressione di una mano che sfiora, il contatto casuale delle gambe sotto il tavolo, il profumo della pelle che resta impresso nei ricordi.

Eppure, per la prima volta, non aveva paura. Non doveva scegliere subito. Sentiva la propria forza crescere nel rendersi conto che poteva ricevere attenzione, affetto e desiderio senza rinunciare a se stessa. I pettorali di Luca, il suo sguardo deciso; le mani delicate di Giulia, i suoi sorrisi timidi ma intensi; il calore rassicurante di Marco — tutto faceva parte di lei, come un mosaico di sensazioni che non aveva mai osato vivere appieno.

Una sera, tornando a casa, Elena si fermò davanti alla vetrina della palestra. Si guardò riflessa nella luce dei lampioni, con le spalle dritte, le gambe lunghe e forti, le labbra appena incurvate in un sorriso. Sentì il cuore pieno di possibilità, un desiderio che non aveva bisogno di essere definito e proprio in quel momento l'auto di Luca le si accostò e le propose un passaggio a casa. Di fianco a lui Giulia sorrideva serena.

Elena accettò e salì in macchina. Quando scoprirono che Marco quella sera era fuori città per lavoro, Luca e Giulia proposero ad Elena di cenare insieme a casa loro. L'avrebbero riaccompagnata dopo. Elena rimase perplessa. Aveva bisogno di una doccia e poi con quel che aveva iniziato a percepire di quei due non era tranquilla. Rifiutò, convertendo l'invito con una pasta veloce a casa propria. Tra le sue cose si sentiva più sicura. I due accettarono e in breve arrivarono a casa di Elena e Marco.

Mentre Giulia si offrì di controllare la cottura della pasta, Elena andò a farsi una doccia. Sotto l'acqua le sue mani indugiarono un po' troppo nel lavarsi la passera. Poi, finita la doccia, si diede una crema per il corpo particolarmente profumata, si rivestì da casa e raggiunse i suoi ospiti che nel frattempo, con le cose che aveva dato loro prima della doccia, non solo avevano scolato la pasta e condita col pesto, ma avevano anche apparecchiato e aperto la bottiglia di vino bianco gelato che aveva tirato fuori da frigo.

Cenarono con scambi di battute e risate continue.

Poi dopo cena, sul divano in sala chiamarono Marco con una videochiamata. Lui rimase sorpreso e divertito e ad un certo punto della chiamata fece un accenno ad Elena che gli altri due non capirono, ma Elena sì, decisamente sì. Sentì un calore improvviso, si alzò e chiese scusa, ma doveva andare un attimo in bagno. In bagno richiamò Marco. "Ma sei scemo?" "Perché?" "Come perché avranno capito benissimo!" "Impossibile - rispose Marco - ho fatto riferimento a cose che sappiamo solo io e te, porcella" "Smettila" "Divertiti" concluse Marco "sai che comunque ti amo. Poi semmai mi racconti" e mise giù il telefono.

Elena tornò di là visibilmente in imbarazzo. I due se ne accorsero e andandole vicino le chiesero se andava tutto bene.

Rispose di sì, ma non era mai stata così confusa. Luca tornò in cucina e riversò vino per tutte e tre. Tornando in sala con i tre bicchieri colmi, Luca propose un brindisi alla loro amicizia che con quella cena era diventata ancora più salda ed intima. A sentire la parola intima, Elena ebbe un brivido. Luca e Giulia la invitarono ad alzarsi e bere con le braccia intrecciate, ognuno dal bicchiere di un altro. Erano talmente vicini che il calore dei loro respiri si confondeva. Finito il brindisi, Luca avvicinò la testa a Giulia e la baciò con passione. Elena era lì a neanche dieci centimetri ancora stretta nell'abbraccio che si erano scambiati per fare il brindisi. Dopo aver baciato Giulia, Luca si girò verso di lei e le mise le labbra sulle sue. Elena le aprì un poco e la lingua di Luca la forzò ad aprirsi di più. Le girava la testa intanto che Luca la baciava e le mani di Giulia le carezzava i seni liberi sotto la maglietta. Si sentì perduta e per questo si abbandonò completamente.

Quando Luca si tolse la maglietta e rimase a torso nudo, Elena emise un sospiro di desiderio e Giulia la invitò a baciargli il torace muscoloso. "Gli piace da impazzire farsi baciare i capezzoli" le disse Giulia ed Elena non se lo fece ripetere due volte. La sua lingua e le sue labbra percorsero centimetro per centimetro il corpo di Luca, mentre sentiva Giulia sfilarle le braghe della tuta che aveva indossato per stare comoda in casa e iniziare a carezzarle e baciarle il sedere.

Elena era in estasi, chinata a baciare quella statua che era il corpo di Luca, mentre Giulia con la lingua le baciava lì sotto.

Arrivata al cazzo di Luca, Elena iniziò a menarlo e leccargli la punta, assaggiando il liquido trasparente e massaggiandogli le palle. Intanto Giulia aveva iniziato ad infilarle delle dita dentro, delicatamente su e giù.

Ubriaca di vino e di sesso, Elena smise di fare quello che stava facendo e tirandosi su, si spogliò completamente, lasciando il suo seno pesante ondeggiare. I due si gettarono a leccarle i capezzoli, ma lei li allontanò e si sdraiò sul divano aprendo leggermente le cosce. Luca gliele aprì completamente e la prese entrando piano, per poi aumentare il ritmo. Giulia intanto cercava di baciarla, ma Elena girò la testa dall'altra parte. Era la prima volta che tradiva Marco e per quanto ne avessero parlato, forse non era pronta. Luca era bravo a scopare, ma niente di che. Marco era più bravo, ma forse era il senso di colpa.

Appena Luca venne, Elena si rialzò e disse che era stanca e i due dopo poco se ne andarono.

Nel fare una doccia Elena si sentì sporca, particolarmente sporca. Quando era già a letto squillò il telefono. Era Marco. "E allora?" le chiese. "Niente. Gentili, premurosi verso una povera donna lasciata sola dal suo uomo, ma niente." rispose Elena. "Peccato" le disse Marco "Potevi divertirti un po'. Sei rimasta con la curiosità: chissà quanto ce lo ha grosso? ridacchiò al telefono suo marito. "Poco" rispose subito sicura Elena. Poi rendendosi conto proseguì "Secondo me, non molto. Con tutte quelle robe che prendono per avere quel corpo perfetto" "Quando torno, mi racconti meglio. Buona notte" "Notte, amore"

"Insomma, non ero pronta. Una cosa è parlare, sognare, una cosa è farlo. E poi Luca non è granché" si disse Elena, girandosi per cercare di dormire.

Da un appartamento vicino (dove? sotto? sopra? nel cortile?) iniziarono a sentirsi lamenti inequivocabili. "Lei è sfacciata! O lui è molto bravo" pensò Elena.

Al prolungarsi dei lamenti e dei sospiri, dopo una bella mezzora, Elena aveva capito. Doveva essere quel ragazzo del piano di sotto. Cambiava ragazze come fosse asciugamani in bagno. L'aveva sentito altre volte e anche Marco l'aveva detto, ricordava. "Quello deve avercelo bello grosso! E quanto dura?!?" aveva detto Marco più volte.

"Ecco se doveva tradire Marco, doveva valerne la pena" e ricordando una foto che le aveva mostrato suo marito con un tizio con un palo davvero notevole e tutto scappellato, Elena si toccò, si infilò le dita davanti e dietro e sospirò: "Quando torni, amore mio?"

E poi, ancora: "se devo tradirti, voglio essere presa fino in fondo, in fondo, in fondo, di più" e venne e finalmente si addormentò.

Il mattino dopo sulle scale incontrò il ragazzo del piano di sotto che usciva accompagnato da una ragazzetta senza tette. Elena lo salutò inspirando e allontanandosi sculettando lentamente.

"Ecco, magari uno così" si disse "devo parlarne con Marco" Nel fermarsi alla fermata dell'autobus, si girò indietro e le parse di notare che il ragazzo stava ancora guardandola. Inorgoglita salendo sul bus si disse: "ma no, va, non ne parlo con Marco." E dal finestrino fece un cenno di saluto al ragazzo che con un sorriso le rispose.
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